Ordinanza 17360 sulla responsabilità degli hosting provider

L’ordinanza 17.360 del 2025 chiarisce i limiti e le responsabilità degli hosting provider “non attivi” in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti. La Corte di Cassazione stabilisce che la responsabilità sorge nel momento in cui il provider acquisisce consapevolezza del contenuto illecito, anche al di fuori di una comunicazione ufficiale. Una pronuncia che rafforza l’obbligo di intervento pur senza imporre controlli preventivi.

Il caso: dai tribunali di merito alla Cassazione

Tutto nasce da una domanda di risarcimento danni proposta davanti al Tribunale di Siena. La controversia riguardava commenti offensivi pubblicati da utenti su un blog. Il gestore del blog, nella veste di hosting provider, non aveva rimosso tempestivamente quei commenti, nonostante la loro natura ingiuriosa.

La domanda venne rigettata sia in primo grado (dal Tribunale) che in appello (Corte d’Appello di Firenze), portando infine la questione davanti alla Suprema Corte. La Cassazione fu chiamata a esprimersi su una questione esclusivamente interpretativa: come va letta una specifica clausola dell’articolo 16 del D.lgs. 70/2003.

Il nodo interpretativo: la clausola introdotta dal legislatore italiano

L’articolo 16 del D.lgs. 70/2003, che recepisce la Direttiva europea 2000/31/CE sul commercio elettronico, stabilisce le condizioni di responsabilità dell’hosting provider. Tuttavia, la normativa italiana ha introdotto un inciso non presente nella direttiva comunitaria, ovvero:

“non appena ha conoscenza di tali fatti su comunicazione delle autorità competenti”.

Questa aggiunta ha generato un dubbio: l’hosting provider è responsabile solo se riceve comunicazione da un’autorità? Oppure può acquisire responsabilità anche in altri modi?

La risposta della Cassazione: consapevolezza equivale a responsabilità

La Cassazione ha chiarito che l’hosting provider è responsabile nel momento in cui acquisisce consapevolezza del contenuto lesivo, indipendentemente dal fatto che tale consapevolezza derivi da una comunicazione ufficiale o da un’altra fonte.

In altre parole, il provider non ha l’obbligo di monitorare preventivamente tutti i contenuti pubblicati dagli utenti.

Tuttavia, non appena viene a conoscenza dell’illiceità di un contenuto, ha l’obbligo di rimuoverlo tempestivamente. Il mancato adempimento di tale obbligo può comportare responsabilità civile e risarcitoria.

Questo significa che la “conoscenza qualificata” dell’illiceità non deve necessariamente provenire da un’autorità pubblica, ma può avvenire anche per vie informali (es. segnalazione diretta dell’interessato o semplice evidenza del contenuto).

Differenza tra responsabilità penale e civile

Un punto fondamentale evidenziato nell’ordinanza riguarda la distinzione tra responsabilità penale e civile: il provider non è complice diretto di un eventuale reato (es. diffamazione) se non partecipa attivamente alla sua commissione.

Ma può essere civilmente responsabile per il fatto stesso di ospitare e mantenere online un contenuto lesivo, se non interviene una volta che ne viene a conoscenza.

La responsabilità si fonda, quindi, non sulla pubblicazione, ma sulla “memorizzazione prolungata” di contenuti illeciti all’interno della piattaforma.

Conclusioni: un equilibrio tra libertà e responsabilità

L’ordinanza 17.360 del 2025 riafferma un principio di equilibrio: il legislatore (e il giudice) riconoscono che gli hosting provider non possono (né devono) vigilare in modo preventivo su ogni contenuto pubblicato. Tuttavia, una volta acquisita la consapevolezza di un contenuto illegittimo, il provider ha un dovere attivo di intervento.

Questo principio si applica anche ai cosiddetti hosting “non attivi” – come nel caso di un semplice blogger – che, pur non essendo editori in senso stretto, assumono una responsabilità nel momento in cui permettono la permanenza online di contenuti lesivi..

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