L'avvento dell'Intelligenza Artificiale agentica rappresenta un'evoluzione significativa, soprattutto per le possibilità che apre ad aziende e professionisti. Tuttavia, essa richiede l'adozione di policy e processi nuovi, che rispecchiano nuove responsabilità dal punto vi vista etico, giuridico e organizzativo.
L’evoluzione dell’IA è passata attraverso fasi ben distinte: inizialmente il machine learning, poi l’IA generativa, oggi l’IA agentica. La differenza è sostanziale. L’IA agentica non si limita a rispondere o generare output: prende decisioni, le esegue, si adatta al contesto.
Ciò rende necessaria una governance solida, lungimirante e consapevole.
Per affrontare le sfide che l’adozione di questi sistemi comporta, è stato proposto un quadro di riferimento composto da sei pilastri fondamentali, pensato per mitigare i rischi e garantire un’integrazione sicura e conforme:
I sistemi agentici operano 24/7 e il loro comportamento può sfuggire al controllo umano. È quindi cruciale stabilire con chiarezza i confini della loro autonomia: quali compiti possono svolgere, con quale grado di discrezionalità, e in che modo rappresentano l’azienda. Definire a monte questi elementi è il primo passo per un controllo efficace.
Le interazioni tra agenti possono crescere rapidamente in complessità. Senza una governance attenta, si rischia l’emergere di comportamenti imprevisti e difficili da tracciare. È quindi indispensabile adottare meccanismi di monitoraggio continuo e stabilire regole interne chiare, tenendo in considerazione anche bias e distorsioni algoritmiche.
Poiché gli agenti possono prendere decisioni autonome, è necessario assicurarsi che le loro scelte siano comprensibili e tracciabili. Questo richiede l’adozione di strumenti di spiegabilità (“explainability”) che consentano di ricostruire il processo decisionale in modo trasparente, sia per motivi di accountability che per motivi legali.
La normativa attuale fatica a tenere il passo con l’evoluzione dell’IA. Le aziende rischiano di essere ritenute responsabili per le azioni degli agenti, anche se non intenzionali. Per questo, i contratti con i fornitori di IA agentica devono prevedere clausole specifiche sulla ripartizione della responsabilità, distinguendo tra le condotte previste e quelle fuori ambito.
5. Test dinamici e audit adattivi
I classici test statici non bastano. Serve una nuova metodologia di verifica che sia continua e flessibile, capace di adattarsi al comportamento mutevole degli agenti nei diversi ambienti operativi. L’audit deve essere concepito come un processo in evoluzione, non come un’azione una tantum.
Ultimo, ma non meno importante, è il bisogno di stabilire politiche aziendali chiare sull’uso dell’IA agentica: dai livelli di autorità concessi, alla responsabilità della supervisione, fino all’interazione uomo-macchina. Anche le informative e i disclaimer devono riflettere queste scelte, per tutelare l’organizzazione da responsabilità impreviste.
L’adozione di IA agentiche rappresenta un cambiamento epocale. Da strumenti passivi si passa a veri e propri attori digitali, capaci di intervenire in autonomia nei processi aziendali. Ma più cresce l'autonomia, più diventa necessario un approccio responsabile, strutturato e interdisciplinare.
Legalità, etica e tecnologia devono camminare insieme, e ogni impresa che intenda integrare questi strumenti nei propri processi deve essere pronta ad affrontare questa nuova complessità con competenza, trasparenza e lungimiranza.
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